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13/11/2017, 18:36

cartella di pagamento, Equitalia, Agenzia delle entrate, nulli, notifica, art. 60, DPR 600/1973, irreperibilit assoluta, irreperibilit relativa, Commissione Tributaria



Cartella-di-pagamento:-la-notifica-è-nulla-se-il-messo--dichiara-l’irreperibilità-assoluta-senza--effettuare-le-opportune-ricerche.


 Con Sentenza n. 1030 del 12/07/2017, la CTP di Cagliari ha accolto un nostro ricorso diretto ad ottenere l’annullamento di una cartella di pagamento avente ad oggetto l’omesso versamento di somme a titolo IRPEF.




La notifica della cartella di pagamento con il ritodegli irreperibili assoluti è nulla se il messo non compie preventivamente leopportune ricerche del destinatario.


Con Sentenza n. 1030 del 12/07/2017,depositata il 08/11/2017, la Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari, Sez. III, haaccolto un ricorso presentato dal nostro studio e diretto ad ottenerel’annullamento di una cartella di pagamento avente ad oggetto l’omesso versamentodi somme a titolo IRPEF. 


Il contribuente, che abita in una zona di campagna, riferiva di non aver mairicevuto alcunché e di essere venuto a conoscenza di una cartella a suo carico,asseritamente notificata nel mese di giugno 2016, soltanto in occasione di unaccesso agli atti effettuato nel mese di dicembre dello stesso anno. 

Sempre in quella occasione prendevacontezza che il messo notificatore aveva proceduto a recapitare la cartellaseguendo il c.d. rito degli "irreperibili assoluti" ex art. 60, co.1, lett. e) del DPR 600/1973, che consente di ritenere perfezionata lanotifica mediante il deposito dell’atto presso la casa comunale e successivaaffissione dell’avviso di deposito nell’albo comunale.  


Tuttavia, a parere di chi scrive erano deltutto assenti i presupposti per poter seguire tale iter notificatorio, con laconseguenza che la notifica andava ritenuta invalida e senza effetti. Per talimotivi, nonostante fosse spirato il termine perentorio di 60 giorni per l’impugnazione,si presentava ricorso e si chiedeva, nel merito, l’annullamento della cartellaper intervenuta decadenza. 


Si costituiva l’Agente della Riscossione, il quale riteneva invece corretto il procedimento seguito in sede di notifica echiedeva, quindi, che il Giudice dichiarasse tardivo e inammissibile ilricorso. 


In giudizio, facevamo notare come vi sia una distinzione fondamentale trairreperibilità relativa e irreperibilità assoluta: la prima si verificaladdove, individuato con certezza illuogo del contribuente, non sia possibile eseguire la consegna per irreperibilità temporanea o per incapacitào rifiuto delle persone legittimate a riceverlo; mentre la seconda si concretaquando nel comune ove deve eseguirsi la notificazione non sia possibile individuare il luogo in cui si trovi ilcontribuente, perché questi risulta trasferito in luogo sconosciuto. 

In estrema sintesi, si hairreperibilità relativa quando si individua il luogo, ma non si riesce aconsegnare l’atto a mani proprie del contribuente o di persone autorizzate ariceverlo per suo conto, mentre si ha irreperibilità assoluta quando non vienenemmeno individuato il luogo in cui si può ritenere, con sufficiente certezza,che il contribuente abiti o lavori. 

Nelprimo caso, il rito da seguire è quello prescritto dall’art. 140 del c.p.c,richiamato dallo stesso art. 60 del D.P.R. 600/1973, mentre nel caso diirreperibilità assoluta, e solo intal caso, è concesso ricorrere al rito degli irreperibili ex art. 60, co.1, lett. e) del DPR 600/1973. 

Come èfacilmente intuibile, il rito degli irreperibili è da considerarsi quale extrema ratio, ossia alla stregua dinorma di chiusura, avente lo scopo di evitare l’empasse dell’intero sistema notificatorio, il quale non puòammettere che laddove risulti sconosciuta l’abitazione, l’ufficio o l’aziendadel contribuente non si possa addivenire ad una valida notifica legale.
Illogico corollario che ne discende è quello per cui, prima di utilizzare tale procedura, il notificatore deve accertarsiche sia effettivamente sconosciuta l’abitazione o il luogo di lavoro delcontribuente, eseguendo all’uopo le opportune ricerche e indagini che gli sonoimposte dall’uso diligenza ordinaria. 

Inoltre, di tali ricercheeffettuate se ne deve far menzione nella relata di notifica, giacché il messoha l’onere di indicare, a pena di nullità, quali indagini ha compiuto prima diconsiderare sconosciuto il domicilio del destinatario (si vedano in proposito, tra le altre, Cass. Sez. VI, sent. n. 22796del 2015; Cass., ordinanza n. 24260 del 2014). 

Nelnostro caso, il messo notificatore non era legittimato a seguire il rito degliirreperibili assoluti, atteso che l’abitazione del contribuente, anche sesprovvista di numero civico, era conosciuta dal Comune e dall’Ufficio Postaledel luogo, che gli hanno sempre recapitato regolarmente gli avvisi e lacorrispondenza.  Inoltre, il messo non faceva alcuna menzione delle ricerche edelle indagini effettuate, limitandosi adindicare la dicitura "intestatario sconosciuto".
 

Accogliendo le nostre argomentazioni, i Giudici Tributari hannocensurato l’operato del messo notificatore, ritenendo tempestivo il ricorso eannullando la cartella in punto di merito.
 

La decisione in oggetto statuisce un principio sacrosanto e cioèche il rito degli irreperibili è previsto perevitare l’empasse del sistema notificatorio e non già per alleggerire i compitie doveri di quei messi notificatori che, in caso notifiche da effettuarsi presso abitazioni rurali, decidono di abbandonarsi all’imperdonabile vizio capitaledell’accidia e della pigrizia ad esclusivo danno dei contribuenti.
 

Avv. Enrico Abis
   

28/06/2017, 19:38



Famiglia-anagrafica-e-nucleo-familiare-fiscale:-quali-differenze?


 Una breve e concisa guida per potersi orientare meglio nella comprensione di questi fondamentali istituti.




Una breve e concisa guida per potersi orientare meglio nella comprensione di questi fondamentali istituti.


In Italia l’anagrafe è regolatadalla legge n. 1228/54, nonché dalsuo regolamento di attuazioneapprovato con il D.P.R. n. 223/89 esuccessive modificazioni. 


Ai sensi dell’art. 4 delRegolamento di attuazione, per famigliaanagrafica "si intende un insieme dipersone legate da vincoli di matrimonio,parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale (residenza ndr)  nello stesso comune. Una famiglia anagrafica può esserecostituita da una sola persona". Ciò che salta subito all’occhio è che percostituire una "famiglia anagrafica" è sufficiente la prova della sussistenzadi un vincolo affettivo, non essendonecessario il rapporto matrimoniale o di parentela. Tale prova si raggiungeattraverso la dichiarazione che l’interessato deve rendere - entro 20 giorni,pena l’applicazione di una sanzione amministrativa - nel momento dell’iscrizione all’anagrafe o incaso di modifica anagrafica. 


All’art. 5 invece vienespecificato il diverso concetto di convivenzaanagrafica, intendendosi "un insieme di persone normalmente coabitanti per motivi religiosi, di cura, diassistenza, militari, di pena e simili, aventi dimora abituale  (residenzandr) nellostesso comune". Inoltre, vasottolineato che "le persone addette allaconvivenza per ragioni di impiego o di lavoro, se vi convivono abitualmente,sono considerate membri della convivenza, purche’ non costituiscano famiglie ase stanti": ad es., lo studente universitario fuori sede, che mantiene lapropria residenza presso l’abitazione dei genitori ed è fiscalmente a carico diuno di loro, non costituisce un nucleo familiare a sé stante, ma fa parte dellafamiglia d’origine. 

Infine, "Le persone ospitate anche abitualmente in alberghi, locande, pensioni esimili non costituiscono convivenzaanagrafica". 


Come si evince, le due diversecategorie di famiglia e convivenza sono accomunate dal fatto di riferirsi a piùpersone coabitanti e residenti nel medesimo Comune; sidistinguono, invece, per almeno un elemento, ovvero l’esistenza o la mancanzadi matrimonio, parentela o di un vincolo affettivo tra le persone checoabitano. 


Come già sopra anticipato, lalegge 1228/54 stabilisce l’obbligo di iscriversi nei registri anagrafici entro 20 giorni dalla fissazione delladimora in un comune o dalla costituzione di una famiglia o convivenzaanagrafica, nonché di comunicare tutte le modifiche successive, penal’applicazione di una sanzione amministrativa (combinato disposto degli artt.13, comma 2 del regolamento e 11 della Legge). 


Distinto è il concetto di nucleofamiliare (fiscale) regolato dal DPCM n. 221/1999, il quale all’art. 1-bisstabilisce come regola generale che "fanno parte del nucleo familiare i soggetticomponenti la famiglia anagrafica aisensi dell’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio1989, n. 223" salvo alcune eccezioni. Inoltre, un soggetto può far parte diun solo nucleo familiare fiscale. 

La definizione di nucleo familiare fiscale è di primaria importanza,atteso che viene preso come parametro reddituale per il calcolo dell’ISEE(Indicatore della Situazione Economica Equivalente). 


Se, quindi, in via generale iconcetti di famiglia anagrafica e di nucleo familiare fiscale tendono acoincidere, quì di seguito si elencano tutte le situazioni in cui non vi èquesta confusione tra gli istituti. 


1.     I soggettia carico ai fini IRPEF (ossia con reddito inferiore a € 2.804.51), anchese componenti altra famiglia anagrafica, fanno parte del nucleo familiare della persona di cui sono a carico. Per soggetto fiscalmente acarico si intende:

  • Il coniuge non legalmente edeffettivamente separato; 
  • I figli, compresi quelli naturaliriconosciuti, gli adottivi, gli affidati e affiliati; 
  • altri familiari (genitori, generi,nuore, suoceri, fratelli e sorelle), a condizione che siano conviventi o chericevano dallo stesso un assegno alimentare non risultante da provvedimentidell’autorità giudiziaria. 


Es. Tizio di anni 23 è figlio di Caio e Sempronia, i quali sono sposatima da diversi anni separati e conviventi in luoghi diversi con i nuovirispettivi partners. Tizio è studente universitario e risulta fiscalmente acarico del padre Caio ma, in sede di separazione giudiziale, ha preferitopermanere presso l’abitazione della madre Sempronia con la quale convive. Intal caso, Tizio deve ritenersi facente parte del nucleo familiare fiscale del padreper il solo fatto che risulta fiscalmente a carico di quest’ultimo, nonostantefaccia parte della famiglia anagrafica della madre Sempronia. Ben diverso seTizio fosse minorenne: in questo caso, come si vedrà più avanti, verrebbeconsiderato facente parte della nucleo fiscale della madre Sempronia, ancheladdove risultasse fiscalmente a carico del padre Caio. 


Quando un soggetto risulta a carico ai fini IRPEF di piùpersone, si considera, tra quelle di cui è a carico, componente il nucleofamiliare: 1) della persona della cui famiglia anagrafica fa parte; 2) se nonfa parte della famiglia anagrafica di alcuna di esse, della persona tenuta aglialimenti ai sensi degli articoli 433 e seguenti del codice civile, secondol’ordine ivi previsto; in presenza di più persone obbligate agli alimenti nellostesso grado, si considera componente il nucleo familiare di quella tenuta inmisura maggiore ai sensi dell’articolo 441 del codice civile; 


2.      Iconiugi che hanno la stessa residenza, anche se risultanoa carico ai fini IRPEF di altre persone, fanno parte dello stesso nucleofamiliare, atteso che nei loro confronti si applica il solo criterio anagrafico.In tale ipotesi, non è determinante il fatto che risultino a carico ai finiIRPEF di altre persone (normalmente le famiglie di origine), come invece accadenel punto 1); 


Es.Tizio e Caia, rispettivamente di anni 20 e 23, sono sposati e convivono.Tuttavia, essendo disoccupati e a reddito nullo, sono entrambi fiscalmente acarico delle rispettive famiglie d’origine che li mantengono economicamente. Intale ipotesi, Tizio e Caia fanno parte di uno stesso e autonomo nucleofamiliare, atteso che l’Agenzia delle Entrate nella Circolare 12.5.2000,n. 95/E ha specificato come "la detrazione per figlio a carico spetta anchequalora quest’ultimo sia sposato e non conviva con i genitori, purché non abbiaun reddito complessivo superiore a L. 5.500.000 [€ 2.840,51)". 


3.      Iconiugi che hanno diversa residenza anagrafica, anche se risultano a carico ai fini IRPEFdi altre persone, fanno parte dello stesso nucleo familiare, identificatosulla base della famiglia anagrafica di uno dei coniugi che è considerata dicomune accordo corrispondente alla residenza familiare. Detti criteri diattrazione non operano nei seguenti casi: 

  • quando è stata pronunciata separazionegiudiziale o è intervenuta l’omologazione della separazione consensuale aisensi dell’articolo 711 del codice di procedura civile, ovvero quando è stataordinata la separazione ai sensi dell’articolo 126 del codice civile; 
  • quando la diversa residenza è consentita aseguito dei provvedimenti temporanei ed urgenti di cui all’articolo 708 c.p.c.; 
  • quando uno dei coniugi è stato escluso dallapotestà sui figli o è stato adottato, ai sensi dell’articolo 333 del codicecivile, il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;
  • quando si è verificato uno dei casi di cuiall’articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e successivemodificazioni, ed è stata proposta domanda di scioglimento o cessazione deglieffetti civili del matrimonio;
  • quando sussiste abbandono del coniuge, accertatoin sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia diservizi sociali. 


4.      Ilfiglio minore di anni 18, anchese a carico ai fini IRPEF di altre persone, fa parte del nucleo familiaredel genitore con il quale risulta residente. Il minore che si trova inaffidamento preadottivo, ovvero in affidamento temporaneo presso terzi dispostoo reso esecutivo con provvedimento del giudice, fa parte del nucleo familiaredell’affidatario, ancorché risulti in altra famiglia anagrafica o risulti acarico ai fini IRPEF di altro soggetto. Il minore in affidamento e collocatopresso comunità o istituti di assistenza è considerato nucleo familiare a séstante; 


5.      Ilsoggetto che si trova in convivenzaanagrafica ai sensi dell’articolo 5 del decreto del Presidente dellaRepubblica 30 maggio 1989, n. 223, è considerato nucleo familiare a sé stante, salvo che debba essere consideratocomponente del nucleo familiare del coniuge, ovvero del nucleo familiare dellapersona di cui è a carico ai fini IRPEF, ai sensi delle disposizioni delpresente articolo. Se della medesima convivenza anagrafica fanno parte ilgenitore e il figlio minore, quest’ultimo è considerato componente dello stessonucleo familiare del genitore. 


Es. Tizioe Caia di anni 25 e 30 hanno intrapreso una relazione affettiva e convivono daormai qualche anno lontano dalle famiglie d’origine. Tuttavia, avendo entrambiredditi inferiori a 2.840,51, sono fiscalmente a carico delle rispettivefamiglie d’origine. In tal caso, pur essendo conviventi anagraficamente, sonoentrambi a fiscalmente a carico delle rispettive famiglie d’origine, sicchédevono considerarsi facenti parte del nucleo fiscale delle stesse. 


Avv. Enrico Abis

12/05/2017, 16:13



Sentenza-shock:-il-redditometro-è-illegittimo-e-gli-accertamenti-che-su-di-esso-si-fondano-sono-nulli.


 La Commissione Tributaria Provinciale di Catania ha recentemente adottato una posizione davvero eccentrica nei confronti del c.d. redditometro, ritenendolo nullo in quanto discriminatorio e lesivo della privacy dei contribuenti.




La Commissione Tributaria Provinciale di Catania[1] ha recentemente adottato una posizione davvero eccentrica nei confronti del c.d. redditometro, definendolo, tra le varie censure mosse, nullo in quanto discriminatorio e lesivo della privacy dei cittadini.


A detta dei giudici siciliani, infatti, è discriminatorio in quanto non tiene conto delle indubitabili differenze che sussistono tra i contribuenti delle varie regioni d’Italia, sia in termini di potere di acquisto sia in termini di costo della vita, atteso che un conto è vivere in una grande metropoli del nord-Italia altro è vivere in un piccolo centro del meridione.


Inoltre, è considerato lesivo della privacy poiché consente di raccogliere dati sensibilissimi attinenti alla sfera più personale del contribuente, quali quelli alla salute e alle tendenze di consumo quotidiano. Per i giudici tributari, con questo sistema il Fisco si vedrebbe riconosciuto "il potere di raccogliere e immagazzinare ogni singolo dettaglio, dal più insignificante al più sensibile della vita di ciascun componente di un nucleo familiare, conferendo all’Agenzia delle entrate un potere che va manifestamente oltre quello della ispezione fiscale astrattamente consentito dall’art. 14, comma 3, della Costituzione, potere di cui non gode neppure l’autorità giudiziaria penale".


Interessante è poi la censura che i giudici muovono al requisito del redditto del "nucleo familiare", atteso che il D.P.R. 600/1973, all’art. 38, richiama espressamente i contribuenti senza far alcun cenno alle loro famiglie. Pertanto, sarebbe illegittimo quantificare le spese e i consumi effettuati dall’intero "nucleo familiare", pena l’adozione di una prassi contra legem.


Infine, un’ultima censura viene mossa sotto un profilo strettamente processuale, giacché per il contribuente sarebbe impossibile dimostrare di aver speso meno di quanto accertato dal Fisco mediante l’utilizzo di presunzioni ancorate alle risultanze ISTAT. Infatti, egli sarebbe messo dinanzi alla c.d. probatio diabolica ossia avrebbe l’onere di dimostrare ciò che non ha fatto e, in questo caso specifico, ciò che non ha acquistato, tutto ciò in palese violazione del diritto di difesa ex art. 24 della Costituzione, nonché del principio di ragionevolezza sancito dall’art. 3, co. 1, della Costituzione.


E’ indubitabile che si tratti di una sentenza audace e d’impatto, ancorché isolata nel panorama giurisprudenziale, tuttavia sarà interessante osservare se la stessa impostazione verrà accolta da altri giudici di  merito e dai giudici di legittimità. 


Avv. Enrico Abis


[1] Commissione Tributaria Provinciale di Catania, sent. n. 473/13/16.



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